martedì 30 aprile 2013

Un ponte del 25 aprile e alcune considerazioni

Perché in fondo, quando si lavora da qualche anno, le vacanze assumono una dimensione totalmente diversa.
Non sono un estimatore di frasi e concetti tipo "staccare la spina", "ricaricare le batterie", "rigenerarsi".
Un pochino perché l'analogia uomo-macchina mi è sempre stata sulle scatole e un pochino perché quando le ferie finiscono non mi sento ricaricato, rigenerato etc etc ma mi sento esattamente come ero prima di partire, con la consapevolezza che il tempo è scandito da fine settimana più o meno lunghi, ponti e feste comandate.
Ok, preambolo paranoico, ma il rientro dalle ferie, anche se brevi, anche se misere, mi rende sempre un po' triste.
Comunque, abbandonare la realtà milanese per raggiungere la famiglia al mare è sempre un bene.
Clima migliore, cibo migliore, niente sveglia, niente vita di corsa.
In pratica ho passato questi quattro/cinque giorni ad Alassio, che è una meta inflazionata e turistica.
Ma avere una bimba di pochi mesi limita fortemente gli spostamenti. E quindi ci si adagia al compromesso.
Ed è in questa piccola cittadina turistica che mi trovo a considerare l'umanità sotto una luce inaspettata.
Ora, come accennavo, provengo dalla metropoli meneghina, il che vuol dire che la maggior parte dei pregiudizi sono veri. Tutto di corsa, tuttosacrificato all'altare del "fare", scadenze, velocità.
Velocità.
E arrivo ad Alassio dopo una mattina spesa al lavoro a chiudere le ultime cose per non lasciare niente in sospeso. Manco curassi il cancro.
Comunque, densità di popolazione a tipo 20 persone per metro quadro, per la maggior parte turisti.
Esercizi commerciali prevalentemente legati alla ristorazione.
Prodotti in bella mostra. Industria dell'intrattenimento al risveglio per quella che si preannuncia una stagione complessa, vuoi per la crisi (ah, la crisi) vuoi per il tempo atmosferico.
Eppure una serie di cose mi hanno stupito, e qui le elenco:


Il mio cane e la disperazione di chi non può
- i cani sono accettati ovunque e c'è tipo un cane per ogni 4/5 abitanti. Non è una cosa scontata. Per me, che in ferie oltre che con moglie e bimba devo andarci col cane, perché è uno della famiglia, ecco, è difficile trovare un posto dove non ti trattano come un lebbroso. Spiagge per cani, i cani non possono entrare, ho visto al tiggi che i cani mangiano i bambini. Insomma, devo misurarmi con queste tipologie di subumani. Da qualche tempo ripiego quasi sempre sulla Francia perché i cani lì li puoi portare ovunque. Ed anche ad Alassio. Però ad Alassio non c'è un posto dove il cane possa espletare i propri bisogni. Cioè, è geniale a pensarci. Nessun divieto, bensì impossibilità. Nota: il cane non puoi portarlo in spiaggia da Maggio a Settembre, perché, ebbene si, ci stanno i bambini. Vabbé.

- la gente non si incazza mai. Ok, è vero che sono stato li solo qualche giorno, ma dati due fattori, cioè densità di popolazione e indole umana alla prevaricazione del prossimo, quantomeno un attimo di nervosismo avrei dovuto vederlo. Non parlo di risse con coltelli o cocci di bottiglia. Parlo di puro e semplice nervosismo. Niente. Ho assisitto a delle scene che a Milano avrebbero generato delle scenate tipo faide islamiche e che li niente di niente. Cioè macchine parcheggiate accazzo che impedivano l'accesso di autobus o il transito di un'ambulanza e nulla. La gente sorrideva, come potrebbero sorridere ad un festival hippy dopo uno scriteriato consumo di sostanze psicotrope. Anche questa cosa può sembrare scontata, eppure per un milanese non avvertire il nervosismo nell'aria è come mettere a tacere un organo di senso....come non sentire o non vedere, se rendo l'idea.


- Nel Caffé Roma i cani non possono entrare, ma i pappagalli si. Se ti chiami Hemingway, in particolare, il pappagallo te lo piazzano su un braccio, ci fanno un disegno e lo appicciacno sul muretto. Però per la mia modestissima opinione, ad uno come Hemingway è doveroso concedere di tutto. Non solo perché è uno che riesce a scrivere il close up della preparazione di una frittella creando ritmo e suspance come nessun altro, ma anche perché è stato per diversi anni il mio scrittore preferito.









- Federico Moccia è la prova che il Male esiste e che chi lo legge è un pirla. So che scrivere il nome di Moccia dopo quello di Hemingway trascende il concetto stesso di eresia, ma i lucchetti?



gli innamorati e i lucchetti, che cosa davvero romantica



mercoledì 24 aprile 2013

Hotline Miami e il cinema di Nicolas Winding Refn

Segue un post disarticolato la cui lettura può causare forte irritazione.
anche lui mi causa forte irritazione
Fine del disclaimer.


In qualche modo la violenza ha una sua estetica se confinata in determinati contesti.
Parlo di scene come De Niro che rompe la testa con una mazza da baseball ad un suo scagnozzo ne Gli Intoccabili o Audition di Takashi Miike (tutto), Martyrs, la scena dello sfasciacarrozze in KickAss.
E poi un giorno di un paio di anni or sono scopro un film che si chiama Valhalla Rising.
Film onirico, metafisico (parola usata accazzo ma ci sta), dove non succede nulla ma che è riuscito in qualche modo a piantarsi ben bene in quello spazio che sta tra la testa e lo stomaco.
Due scene trovo memorabili.
La prima quando One-Eye, il protagonista diciamo, sfonda il cranio di un avversario con cui sta combattendo usando una pietra. Perché è cruda e tremenda per quanto viene resa naturale.
La seconda quando i vichinghi parlano scandalizzati dal fatto che i cristiani (seguaci di Cristo) siano soliti cibarsi del loro dio. Una di quelle cose horror su cui non mi ero mai soffermato.
Wow.
Dopo aver visto questo film, ho cercato praticamente tutto quello che riguarda la filmografia di Nicolas Winding Refn.
Due in particolare, Bronson e Drive.
Bronson è l'emblema dell'estetica della violenza, ad esempio.
Bronson, interpretato da Tom Hardy (tra le altre cose uno degli attori più camaleontici che abbia mai visto) è un criminale dedito alla rissa e al pestaggio come forma di comunicazione e di espressione.
È una storia vera. Nel senso che è la versione da cinema di questo tizio qua. Un tizio che è stato considerato come l'uomo più pericoloso del Regno Unito. Uno spirito artistico, uno che mentre è in galera si spoglia, si ricopre di burro dalla testa ai piedi per rendersi scivoloso e poter fare a botte con le guardie carcerarie.
Totale
E poi Drive.
Film del 2011, Ryan Gosling in stato di grazia che si infila in un personaggio stracazzuto, gelido e letale. Un vendicatore di quelli che piacciono a me, di quelli che per amore sfasciano il mondo. Compresi loro stessi.

Ok, così capita che mi trovo a giocare a Hotline Miami. Che è un gioco indie con il miglior trailer di lancio dell'ultimo periodo. Oltre ad una colonna sonora spettacolare.

Il gioco inizia con un tizio che deve insegnarti ad ammazzare le persone.
Tutorial guy
Il protagonista del gioco, ambientato in una Miami a 8 bit sul finire degli anni '80, riceve telefonate sulla sua segreteria telefonica. Le telefonate lo invitano a presentarsi in determinati luoghi, indossando un "abbigliamento consono" per svolgere dei compiti ben precisi.
Il protagonista allora parte a bordo della sua DeLorean, indossa una maschera di gomma con le fattezze di un animale e irrompe in alcune abitazioni seminando la morte.
Il gioco è estremo, veloce, gameplay a ritmo serrato dove si trova anche un minimo di tattica e una storia totalmente inaspettata.
Colori acidissimi e atmosfere alla Lynch.
Il protagonista è uno psicotico, atarassico e metodico vendicatore.
Quelli che ammazza sono criminali, ed è stato scelto per un motivo preciso.
Man mano che si va avanti il tutto diventa sempre più surreale, delirante e crudele. Non lineare.
Hotline Miami ti attanaglia, se hai un certo tipo di sensibilità.

E succede che a gioco completato i ragazzi della Dennaton Games ringrazino proprio Nicolas Winding Refn.
Drive in particolare, per la sua estetica.
Perché la violenza è una forma di romanticismo.

giovedì 18 aprile 2013

Viaggiare nel tempo


Qualche giorno fa ho visto Looper.
Non malaccio, anche se alla fine ti senti preso in giro perché si fonda su qualche buco logico.
No, non il fatto che i viaggi nel tempo siano una realtà ma per il fatto che:
1 - i Looper sono dei killer della mafia, vivono in un'epoca di circa 30 anni prima che i viaggi nel tempo vengano inventati e resi illegali...e i mafiosi mandano le loro vittime nel passato, i Loopers li uccidono e i mafiosi non hanno il problema di sbarazzarsi del corpo. Ok, ma tipo mandarli indietro di, chessò, sei miliardi di anni non risolverebbe il problema senza i Loopers?
2 -  I Loopers chiudono il loop quando i mafiosi mandano indietro nel tempo il Looper vecchio che deve essere di fatto ucciso dal se stesso giovane che ha così la garanzia di vivere per altri trent'anni senza menate. A volte però il Looper non ha le palle di suicidarsi e quindi bisogna usare le maniere forti.
Ok, ma farlo fare ad un altro Looper?
3 -  Perchè non ammazzare il "problema" nel presente (dove il viaggio nel tempo è una tecnologia reale), ficcarlo nella macchina del tempo e rispedirlo nel passato? Le macchine possono spostare oggetti inanimati, dato che le vittime tornano nel passato sia con gli abiti che con la ricompensa per il Looper.
Ce ne sarebbero anche un altro paio di buchi di trama...anzi, di buchi di assunto.
Però amen si tratta di un film e oltretutto ci recita una delle meraviglie del mondo quindi amen.
In ogni caso, alla fine della visione, mi è ronzata in testa l'idea di scrivere qualcosa a riguardo e quindi eccomi qui a parlare dei viaggi nel tempo.

La domanda è, è possibile viaggiare nel tempo?
Parliamo di scienza o presunta tale.

Un giovane scienziato iraniano, tale Ali Razeghi, afferma di aver inventato la macchina del tempo ma di non aver ancora realizzato il prototipo per paura di un furto di idee da parte dei cinesi.
Un po' come Armani...
In realtà la macchina teorizzata da Razeghi non permetterbbe lo spostamento della massa nello spazio-tempo, ma solo (si fa per dire) di prevedere il futuro di un individuo attraverso un algoritmo basato sul calcolo delle probabilità. Di otto anni circa. Per certi versi simile sia alla psicostoria che aveva però dalla sua il forte vantaggio teorico di essere inapplicabile all'individuo ma applicabile solo all'intera società umana, basandosi appunto sui grandi numeri
Cioè, parafrasando l'invenzione di Razeghi peretterebbe di vedere cosa accadrebbe ad una persona da qui a 8 anni, con buona pace di secoli di dibattiti su cosucce come determinismo e libero arbitrio.
Ovviamente il giovane scienziato non ha pubblicato ne' reso noto alcunché riguardo la sua invenzione, ne' i metodi di funzionamento, quindi le mie sono solo congetture basate su una breve notizia.

Una leggenda vuole poi che esista una macchina del tempo custodita in Vaticano.
Il benedettino Pellegrino Ernetti in collaborazione con Enrico Fermi avrebbe creato negli anni '50 un oggetto in grado di vedere il passato rilevando delle tracce di energia rilasciate nel passato che la macchina è in grado di cogliere. Di nuovo mi viene in mente il paragone con Asimov. In particolare il racconto "Il Cronoscopio" e le sue agghiaccianti conseguenze.
Ah, il macchinario custodito in Vaticano si chiamerebbe cronovisore.

John Richard Gott , professore di astrofisica di Princeton (mica cazzi) teorizza poi che, data la natura "a grinze e avvallamenti" dello spazio-tempo, sarebbe possibile, attraverso la forza di gravità, creare dei tunnel simili ai celeberrimi wormhole per viaggiare non solo nel futuro (che per qualche motivo sembrerebbe essere più fattibile) ma addirittura nel passato. Il fatto è che bisognerebbe applicare una pressione gravitazionale piuttosto elevata in determinate pieghe dello spazio-tempo e quindi, ecco, potrebbero farlo solo delle civiltà piuttosto evolute, nell'ordine di società di Tipo 3 della scala di Kardasev.
Gott ha pubblicato un libro piuttosto interessante sull'argomento, Viaggiare nel Tempo.

Ultima segnalazione interessante riguarda la vicenda di John Titor, militare proveniente dal 2036 e rimandato indietro nel passato. La vicenda risale all'inizio del 2000 ed è riportata fedelmente da Wikipedia qui.
La cosa interessante è seguire lo scambio di opinioni tra Titor e i partecipanti del forum on line Time Travel Institute.
Il sedicente viaggiatore ha fornito tutta una serie di informazioni riguardanti presunti avvenimenti futuri quali Guerra del Golfo, morbo della mucca pazza. Altre previsioni non si sono avverate.


Tornando a bomba, quindi, è possibile viaggiare nel tempo?
Una risposta alla domanda ovviamente non c'è, quindi mi sposto sull'ambito delle opinioni.
Personalmente non credo sia possibile viaggiare nel tempo, ancor meno nel passato. Forse nel futuro, se continuiamo a pensare al tempo come ad una linea, si. Criostasi, velocità ipoluminale, addirittura wormhole sarebbero plausibili e più comprensibili. Invece il viaggio nel passato implicherebbe una serie di paradossi irrisolvibili con buona pace di teorici delle realtà parallele e delle censure cosmiche.
C'è da dire però che l'etimologia del termine paradosso significa "contro l'opinione comune".
Quindi rimango possibilista.



P.S.
Uno dei miei film preferiti, Twelve Monkeys, film di fantascienza di quella divinità in forma umana che risponde al nome di Terry Gilliam tratta di viaggi nel tempo in modo più solido e coerente di Looper (capito Bruce?), oltre a trattare in modo estremamente verosimile le conseguenze di un passato alternativo in seguito a continue modifiche dal futuro.
In realtà poi l'idea di base è tratta da un corto del 1962 chiamato La Jetee, visibile sul tubo e davvero evocativo.